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Il tema: Le periferie

La carovana delle/nelle periferie

Nel 2015 siamo ancora in viaggio per rafforzare il nostro impegno, volto a costruire una società alternativa alle mafie.
Le nostre mete sono le periferie. Luoghi che per definizione sono “esterni a qualcosa”, “marginali”, lontani dal centro.
Carovana antimafie ha scelto sin dalla sua prima edizione, nel 1994, di non separare il concetto di legalità da quello di giustizia sociale, poiché ogni forma di rispetto delle leggi richiede in primis la sostanza di una concreta adesione di queste ai valori costituzionali. Solo in questo modo è possibile garantire la dignità umana, l’utilità sociale, l’uguaglianza sostanziale.
Una società che vuole davvero sconfiggere le mafie deve preoccuparsi anzitutto di essere inclusiva, a partire da tutti coloro che vivono “lontani dal centro”: i marginali, i periferici appunto, siano essi persone, comunità intere o popoli.
I luoghi periferici sono il tessuto più vulnerabile all’infiltrazione mafiosa, alla sua violenza e sopraffazione da cui partire e il più propizio su cui continuare ad autorigenerarsi.
Le mafie sono un agente di marginalità. Sguazzano nel degrado e nei quartieri disagiati ma di questo degrado sono le principali responsabili: il loro illecito arricchimento ha come conseguenza l’impoverimento di tutti.
L’azione delle mafie, nella ricerca del profitto illecito, ha come conseguenza il rendere le persone sempre più marginali, periferiche rispetto alla solidarietà, al bene comune, allo sviluppo sostenibile, ai diritti.

La Carovana nel suo percorso intende scrivere e spedire delle cartoline, come si faceva una volta nei viaggi, per raccontare cosa accade nei quartieri, in quelli “invisibili” e in quelli divenuti “fin troppo visibili”, ma non per questo meno periferici. Per farlo dobbiamo calarci nella realtà dei luoghi per cogliere i semi di giustizia, per innaffiare i germogli.
Proprio le periferie, nelle intuizioni di Pasolini, sono “luoghi socialmente caratterizzanti”, in cui più che altrove convivono, da un lato emarginazione e criminalità, dall’altro la partecipazione sociale, dove modernità e arcaicità si confondono non solo nell’urbanistica ma anche nelle abitudini stesse delle persone che le vivono. Marc Augè nel definire le periferie “non luoghi” contrapponendole ai “luoghi”, cioè gli spazi dove ci si riconosce e quindi gli spazi dell’identità, precisa nello stesso tempo che quelli che sono luoghi per taluni, sono non luoghi per altri. Da qui il punto di partenza del nostro viaggio, leggere e restituire ai “non luoghi” la dignità di “luoghi” per tutti.
Abbiamo già attraversato negli anni precedenti città, paesi, piccoli borghi, d’Italia e d’Europa, con la voglia di capire, di denunciare ma soprattutto supportare tutti coloro che di fronte alla forte pressione della criminalità necessitino di supporto, di condivisione nell’azione di resistenza.
Le periferie del nostro Paese rappresentano quei fili attraverso i quali riannodare la società “spezzata”. In tanti luoghi periferici esistono amministratori locali più esposti, che subiscono intimidazioni a causa del loro operare a favore della legalità contro mafie e corruzione, ci sono associazioni, sindacati, singoli cittadini, scuole e comunità attive foriere di buone pratiche, di azioni quotidiane di valorizzazione dell’altro, chiunque esso sia. Ma sappiamo anche che in molti luoghi è l’azione indifferente o la superficialità a essere la migliore complice dell’azione criminale.
Carovana antimafie, fedele alla suo storia, intende sconfinare nei non luoghi sentendoli come luoghi, cercare e animare gli anticorpi alle mafie nei territori. Per farlo sarà necessario conoscere i codici di ciascuna periferia, perché non basta lambirla, ma bisogna attraversarla lasciandosi contaminare e introducendo segnali forti e chiari di lotta e di resistenza.


 “Le parole della Carovana delle/nelle periferie” da individuare a seconda delle vertenze territoriali:
Lavorare, studiare, comunicare, fare sport, amministrare, coltivare il territorio, consumare, abitare, giocare, fare figli, associarsi, pregare, ricerca, riutilizzare, spettacoli, fare cultura, povertà, beni confiscati, suonare, muoversi, respirare, amare, acqua (sono alcune delle parole, utili per redigere il documento e definire le tappe, ovviamente ognuna declinata sul tema dell’antimafia sociale per non rendere il tema troppo astratto).