Chi viaggia s’incontra

12 Settembre 2015

di Valeria Schiavi e Giovanni Bellini

37Miasino
La Carovana riparte, in questo viaggio che attraversa il Piemonte, tre giorni che sembrano non finire mai ricchi di eventi e iniziative. Il nostro viaggio oggi inizia da Miasino, piccolo comune su lago d'Orta. Ci aspetta una nutrita conferenza stampa per aprire il castello, bene confiscato definitivamente a febbraio di quest'anno.

Come ogni castello ha il suo fantasma, quello di Miasino non è etereo ma reale; il bene pur confiscato dal 1994 è rimasto gestito fino ad agosto da una società appartenuta al boss. Dopo un iter burocratico durato quasi un anno i cittadini sono pronti a prendersi cura di questo bene.

Una ventata d'aria nuova

11 Settembre 2015

di Valeria Schiavi e Giovanni Bellini

36Con la giornata di oggi ha inizio la tappa piemontese della Carovana Internazionale Antimafie, che si presenta con un programma denso di eventi, incontri e di beni liberati da visitare, periferie riportate al centro. Giornata parecchio lunga, iniziata alle 6 del mattino a Grugliasco, per finire "in musica" a Moncalieri all'1:30 circa di notte.

Il primo appuntamento è stato in un orario abbastanza insolito, ma non per noi carovanieri, e soprattutto normale per i lavoratori del luogo visitato: il CAAT, Centro Agro Alimentare di Torino a Grugliasco.
Il CAAT è un centro di smistamento di prodotti agricoli ma, a dispetto del loro nome, questi luoghi sono troppo spesso "periferie", essendo chiusi ed inaccessibili al pubblico. In luoghi di questo tipo, sappiamo che si consumano spesso ingiustizie nei confronti dei lavoratori i quali, raramente denunciano i soprusi subiti. Si respira anche qui l'esigenza di una maggiore tutela, anche se ascoltiamo versioni contrastanti circa le responsabilità.

Da Bolzano alla Calabria, l’esperienza dei volontari sui campi

5 Settembre 2015

di Alessandra Cavallaro

35"Mi avevano detto di stare attenta, che lì giù era Africa. Invece ho scoperto che la Calabria, Africa non è". Se sei di quel nord "di montagna", e dici, con serenità, che andrai a fare un campo antimafia in provincia di Reggio Calabria il rischio che ti dicano "Ma sei pazza?" è altissimo.

Un rischio nel quale è inciampata Asia, ma che ha deciso ugualmente di correre. Senza mai pentirsi della sua decisione. "Avevo paura, lo ammetto – dice la giovane studentessa universitaria – ma quando abbiamo cominciato a lavorare ogni preoccupazione è scomparsa. Il gruppo ha vinto".

Il campo della legalità che si è tenuto a fine luglio a Pentedattilo in provincia di Reggio Calabria, è stata un'esperienza "difficile ma meravigliosa, assolutamente da ripetere". I ragazzi che vi hanno partecipato, poco più di una ventina tutti di Trento e di Bolzano, hanno lavorato nei terreni confiscati alla mafia per restituirli alla collettività. Sono loro, i ragazzi, il simbolo della lotta al potere mafioso.

A Udine nel centro di aggregazione per fare “educazione permanente”

4 Settembre 2015

di Alessandra Cavallaro

foto per homeHanno assistito, per mesi, una famiglia Sinti (etnia rumena), una madre con tre figli, 14, 13 e 10 anni.
Erano stati cacciati dal campo e si sono accampati nel quartiere popolare di via Riccardo (rione Aurora) periferia di Udine. Hanno vissuto in una roulotte senza energia elettrica, gas, acqua.

Nei pomeriggi più freddi entravano nel centro di aggregazione a riscaldarsi e i ragazzi venivano aiutati a fare i compiti. La madre lavorava saltuariamente quindi una casa con la "corrente" non poteva permettersela, e di suo marito parlava poco, pochissimo. Preferiva evitare l'argomento.

Poi, dopo mesi di trattativa, alla famiglia è stato concesso di riavvicinarsi al villaggio, ma non di rientrare. Regole. Restano fuori dal recinto, ma almeno hanno la possibilità di usufruire dell'acqua e dell'elettricità. Ogni tanto tornano ancora oggi al centro di aggregazione, la sede è comunale ma è gestita dalla cooperativa Aracon: 4 ragazzi, grazie al progetto "Idea Pig-Polis-Asset", hanno messo in piedi un'accoglienza costante per i giovani del quartiere nato a cavallo tra gli anni '60 e '70.

A Treviso per analizzare lo scandalo del Mose

3 Settembre 2015

di Alessandra Cavallaro

diari 32"Questo libro fa male". E fa male per ciò che racconta. E fa male come tutte le cose vere. La Carovana Internazionale Antimafie fa tappa a Treviso. Nel salone dei Trecento la presentazione del libro di Renzo Mazzaro, un'inchiesta lucida e dettagliata sullo scandalo del Mose venuto fuori "grazie al coraggio di imprenditori infiltrati". E meno male, perché esiste, al contrario, una classe imprenditoriale, che si è fatta comprare.

"Con il Mose è crollata un'intera classe dirigente. È una voragine che inghiotte amministratori pubblici, politici, parlamentari, ex ministri, imprenditori, tecnici, avvocati, magistrati, giudici, generali. L'inchiesta più lunga sulla corruzione nel Veneto, con l'importo più alto di tangenti mai raggiunto in Italia, dimostra con prove schiaccianti che il Mose, l'opera mastodontica progettata per fermare l'acqua alta, è costruito su una montagna di mazzette e di sprechi. Ma per 'far fuori' un miliardo di euro non basta essere voraci, bisogna sentirsi onnipotenti. E infatti due onnipotenze gestivano il grande affare del nuovo secolo: quella tecnica del Consorzio Venezia Nuova e quella politica articolata per centri di potere fino ai più alti livelli dello Stato"